Ordine dei Geologi del Veneto “Rischio idrogeologico-Serve piano regionale” Maltempo dicembre 2020

Ultima modifica: 11 Dicembre 2020

Un evento meteorologico per certi versi simile al 2010, con precipitazioni nevose abbondanti, seguite da un rialzo termico e successive piogge con forti venti sciroccali, hanno messo in ginocchio la nostra Regione. I danni si contano dalla montagna, alla pianura, al mare. E poteva essere un vero disastro. Le opere realizzate a monte, come i due bacini di laminazione messi in funzione hanno scongiurato una nuova alluvione su Vicenza dove il Bacchiglione ha superato i 5 m. A Venezia Il Mose ha evitato un’altra acqua alta eccezionale. Tutto risolto allora? No, qualcosa è stato fatto, questo è innegabile, ma molto è ancora da fare. Sul rischio idrogeologico si deve attuare un piano regionale che coinvolga gli attori principali (Università e tecnici sul territorio) e consideri non solo l’idraulica dei corsi d’acqua ma l’intera struttura idrogeologica costituita non solo dal corso d’acqua in senso stretto ma dal territorio che lo circonda. La tutela parte da qui. Non è più sufficiente innalzare argini, costruire bacini di laminazione per trattenere l’acqua, ma affianco a queste opere di sicura importanza si deve cambiare la cultura della prevenzione, dalle piccole alle grandi opere. Per questo serve un cambiamento di rotta. Da anni reclamiamo come serva un controllo capillare del territorio, scarsi se non quasi assenti i tecnici che abbiano una conoscenza del territorio impiegati nei Comuni, ancor meno nelle Provincie, pochi anche in Regione.

Da tempo stiamo assistendo, in particolare negli uffici periferici e operativi, del mancato ricambio generazionale, frutto di una politica sempre più condizionata e legata alla sola disponibilità di finanziamenti solo in occasione dell’ennesimo “stato di emergenza”. Ciò provoca un susseguirsi di emergenze senza lasciar spazio ad una vera e propria azione di pianificazione idrogeologica che sia strutturale e pluriennale

Sempre più spesso la progettazione urbanistica, architettonica e anche strutturale non considera l’inserimento di un’opera nel territorio, l’impatto che potrebbe avere sulla circolazione idrica sotterranea e superficiale, sulla stabilità dei versanti e in pianura nella regimazione di fossati e canali. Noi come categoria lo diciamo da anni, bisogna cambiare, non si può sempre ragionare in un clima di emergenza, servono fondi da investire nella prevenzione idrogeologica, intesa come capillare conoscenza della risposta che un territorio può avere ad eventi estremi, questi permetterebbero di rimettere in moto l’economia con una sicura ricaduta occupazionale ed evitare poi di spendere ingenti risorse per pagare i danni causati. Essere resilienti significa convivere con questi eventi e saperli gestire, una strada che abbiamo iniziato a percorrere ma che ha ancora bisogno di supporto, nello snellimento delle procedure burocratiche, nella velocità di risposta del sistema agli eventi che ancora una volta sono più veloci della lenta e farraginosa macchina, non ottimizzata, della prevenzione del rischio idrogeologico. Proprio ora che si parla di come investire i fondi europei va fatto un piano sostenibile, e quale può essere l’investimento più sostenibile di quello messo in campo per attenuare il rischio idrogeologico di un territorio? Un territorio sicuro, dal punto di vista idrogeologico ma anche sismico, è sede di un’economia e di investimenti sicuri.

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